Principio di diritto

Indicazione dei costi della manodopera in assenza di spazi a ciò adibiti all’interno della lex specialis

L'obbligo di indicazione dei costi della manodopera e degli oneri aziendali concernenti la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, previsto dall'art. 108, comma 9, d.lgs. 36/2023 è assolto con la specificazione di tali voci in qualunque documento allegato all'offerta, anche separato dall'offerta economica in senso stretto, quando la lex specialis non prescriva espressamente a pena di esclusione che tale indicazione debba avvenire in uno specifico documento. La clausola del modello di offerta economica che collega l'esclusione alla "specificazione" degli oneri e dei costi si riferisce al dato sostanziale dell'indicazione, non alla forma del documento che la ospita.

Onere di specifica allegazione nella censura relativa al costo della manodopera La censura volta a contestare l'indicazione parziale o imprecisa dei costi della manodopera nell'offerta dell'aggiudicataria deve essere formulata con la specificazione delle ragioni concrete dell'asserita incompletezza, ponendo a raffronto il dato dichiarato con le unità di personale impiegato e le modalità del servizio. In mancanza di tale perimetrazione, la censura non soddisfa il requisito di specificità dei motivi imposto dall'art. 40, comma 1, lett. c), c.p.a. e non può essere scrutinata nel merito

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Soccorso istruttorio e requisiti speciali: distinzione tra integrazione documentale e rettifica sostanziale È inammissibile il soccorso istruttorio utilizzato non per integrare e chiarire la documentazione prodotta a comprova di un requisito già dichiarato e posseduto, ma per rettificare il contenuto della dichiarazione nella sua integralità, aggiungendo nuove commesse, modificando gli importi di quelle già indicate o sostituendo alcune di esse con altre. La legittimità del soccorso presuppone che il requisito fosse stato effettivamente posseduto alla data di scadenza del termine per la presentazione dell'offerta e che la sua sussistenza fosse già ricavabile, anche implicitamente, dalla documentazione di gara originariamente prodotta. La possibilità di integrare le dichiarazioni sul possesso dei requisiti speciali non può spingersi fino allo stravolgimento e alla totale rinnovazione del contenuto della dichiarazione resa in sede di partecipazione.

Contratto di punta: divieto di frazionamento in plurimi affidamenti Il requisito del cosiddetto contratto di punta - consistente nell'aver eseguito almeno un contratto di importo non inferiore alla soglia indicata dalla lex specialis - assolve la funzione di dimostrare la capacità organizzativa e gestionale del concorrente nell'ambito di una singola commessa di adeguato valore economico, costituendo una prova di resistenza della sua affidabilità tecnico-professionale. Tale requisito non è soddisfatto dall'indicazione di una pluralità di contratti che, cumulativamente considerati, raggiungano l'importo richiesto, né da contratti formalmente distinti ma aventi sostanzialmente ad oggetto lo stesso servizio frazionato, in quanto lo scopo di garanzia sotteso alla previsione verrebbe vanificato dall'ammissione di prestazioni soggettivamente e oggettivamente frazionate. Né il soccorso istruttorio può essere utilizzato per la produzione tardiva di un contratto di punta non indicato in sede di partecipazione.

Contratti continuativi di cooperazione: distinzione dal subappalto

Ai sensi dell'art. 119, comma 3, lett. d), d.lgs. 36/2023, non si configura come subappalto l'affidamento di prestazioni secondarie, accessorie o sussidiarie rese in favore dell'operatore economico aggiudicatario in forza di contratti continuativi di cooperazione, servizio o fornitura sottoscritti in epoca anteriore all'indizione della procedura di gara. I tratti distintivi della fattispecie rispetto al subappalto sono: la destinazione soggettiva delle prestazioni esclusivamente in favore dell'aggiudicatario, e non della stazione appaltante; il carattere accessorio e secondario delle prestazioni rispetto all'attività principale oggetto dell'appalto; l'assenza di una sostituzione dell'affidatario da parte del terzo nell'esecuzione delle obbligazioni contrattuali; l'anteriorità del rapporto contrattuale rispetto alla gara. In presenza di tali caratteristiche, l'aggiudicatario non è tenuto a dichiarare il ricorso al subappalto né a includere nel proprio organico il personale del terzo.

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Ai sensi dell'art. 10 del Codice le cause di esclusione sono tassative e integrate di diritto nei bandi e nelle lettere di invito; le clausole che prevedono cause ulteriori rispetto a quelle degli artt. 94 e 95 sono nulle e si considerano non apposte. Nessuna disposizione del d.lgs. 36/2023 prevede il sopralluogo quale adempimento necessario per la formulazione dell'offerta né autorizza la stazione appaltante a imporlo a pena di esclusione, con la conseguenza che la clausola della lex specialis che prevede l'esclusione per mancata effettuazione del sopralluogo deve considerarsi nulla. Una simile interpretazione appare coerente con l’impostazione del d.lgs. 36/2023, ove il principio di tassatività delle cause di esclusione ha una valenza e un ambito applicativo più stringenti rispetto all'art. 83, comma 8, d.lgs. 50/2016. Ciò si desume dalla collocazione del principio tra i principi generali del codice, dalla sua strumentalità rispetto al principio dell'accesso al mercato di cui all'art. 3, e dall'assenza, nel testo del nuovo codice, dell'inciso — presente nella disciplina previgente — che escludeva dalla nullità le prescrizioni previste "da altre disposizioni di legge vigenti". Ne consegue che le deroghe al principio di tassatività devono essere interpretate con maggior rigore nel vigente quadro normativo, e che le clausole della lex specialis che prevedano cause di esclusione non codificate negli artt. 94 e 95 sono nulle a prescindere da qualsiasi giustificazione sostanziale addotta dalla stazione appaltante. In un simile contesto, la clausola della lex specialis che prevede il sopralluogo obbligatorio a pena di esclusione non costituisce una clausola immediatamente escludente, in quanto la lesione della posizione soggettiva del concorrente si produce soltanto con l'adozione del provvedimento di esclusione che ne fa applicazione. Ne consegue che il concorrente non è tenuto ad impugnarla immediatamente e autonomamente al momento della pubblicazione degli atti di gara, potendo legittimamente impugnarla, come primo atto lesivo conoscibile, unitamente al provvedimento di esclusione.

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Omessa dichiarazione di decadenza da precedente aggiudicazione: grave illecito professionale per omissione informativa L'omessa dichiarazione, in sede di domanda di partecipazione, della decadenza da un'aggiudicazione di servizio analogo disposta nell'anno precedente per grave inadempienza professionale — definitivamente accertata in sede giurisdizionale — integra la fattispecie del grave illecito professionale di cui all'art. 95, comma 1, lett. e), d.lgs. 36/2023, riconducibile all'art. 98, comma 3, lett. b), che qualifica come illecito la condotta di chi abbia fornito, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull'esclusione, la selezione o l'aggiudicazione. Non spetta all'operatore economico alcun filtro valutativo sui fatti da dichiarare: sussiste un principio di doverosa onnicomprensività della dichiarazione, funzionale a consentire alla stazione appaltante di espletare con piena cognizione di causa le valutazioni di sua competenza. L'omissione lede in radice la possibilità di effettuare tale valutazione, viziando irrimediabilmente l'ammissione alla gara del concorrente.

Vincolo di aggiudicazione e collegamento societario Il mero collegamento societario formale o la condivisione di figure apicali - soci, procuratori, amministratori - tra concorrenti distinti non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un unico centro decisionale in assenza di prove inconfutabili di accordi collusivi e di influenza reciproca sulle rispettive offerte. La riconduzione a una medesima realtà imprenditoriale, ai fini dell'applicazione del vincolo di aggiudicazione o della verifica sull'unicità del centro decisionale, deve sempre essere valutata in applicazione dell'interpretazione letterale e sistematica della specifica clausola della lex specialis che impone il vincolo La clausola della lex specialis che disciplina il vincolo di aggiudicazione - fissando il numero massimo di lotti aggiudicabili a ciascun concorrente - ha natura immediatamente lesiva per l'operatore che ritenga tale limite irrazionale o pregiudizievole per la propria posizione di mercato. La censura volta a contestare tale clausola è irricevibile se non proposta con l'impugnazione immediata del bando o degli atti equivalenti di indizione della gara, non potendo essere fatta valere per la prima volta con l'impugnazione del provvedimento di aggiudicazione.

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L'interdittiva antimafia preclude al soggetto la capacità di intrattenere rapporti con la p.a., agendo come un'incapacità giuridica prevista dalla legge a tutela di valori costituzionalmente garantiti.

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Sentenza di patteggiamento e rating di legalità L'art. 445, comma 1 ter, c.p.p., introdotto dalla riforma Cartabia (d.lgs. 150/2022), vieta l'equiparazione della sentenza di patteggiamento alla sentenza di condanna negli ambiti extrapenali, ma non impone all'ordinamento una totale indifferenza rispetto ad essa. Il regolamento AGCM in materia di rating di legalità che annoveri la sentenza di patteggiamento tra le cause ostative al rilascio del rating non viola tale disposizione, in quanto non crea alcuna equiparazione tra i due provvedimenti: la sentenza di patteggiamento viene valorizzata in forza di un autonomo rilievo quale fatto processuale indicativo di un deficit di affidabilità dell'impresa, al pari di altri provvedimenti penali - richiesta di rinvio a giudizio, misure cautelari personali o reali - che parimenti non implicano un pieno accertamento del fatto di reato. La ratio che governa il rilascio del rating non si fonda sulla equiparazione tra tipologie di provvedimenti penali, bensì sull'autonoma rilevanza che tali provvedimenti assumono ai fini della valutazione di affidabilità dell'impresa. Rating di legalità e cause ostative alla partecipazione alle gare: diversità di ratio e inconferenza del raffronto Il raffronto tra la disciplina del rating di legalità e quella in materia di esclusione dalle procedure ad evidenza pubblica di cui al d.lgs. 36/2023 è inappropriato, attesa la diversità di ratio dei due istituti: il rating è volto a riconoscere una premialità alle imprese valutate come particolarmente integre e affidabili, mentre le cause di esclusione dalle gare mirano ad estromettere soggetti sicuramente inaffidabili. Ne consegue che non è irragionevole, né sproporzionato, prevedere per il rilascio del rating requisiti più stringenti rispetto a quelli richiesti per la mera ammissione alla procedura di gara, e che l'applicazione di una sola sanzione pecuniaria in sede penale non costituisce elemento idoneo ad escludere l'operatività della causa ostativa.

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