Principio di diritto

Deve considerarsi inammissibile per difetto di legittimazione attiva il ricorso presentato da una società che non ha partecipato alla gara, non rivestendo la stessa alcuna posizione qualificata rispetto alla procedura di affidamento. In materia di controversie aventi ad oggetto gare di appalto, la legittimazione al ricorso deve essere correlata ad una situazione differenziata e dunque meritevole di tutela, in modo certo, per effetto della partecipazione alla stessa procedura oggetto di contestazione.

Chi volontariamente e liberamente si è astenuto dal partecipare ad una selezione non è dunque legittimato a chiederne l’annullamento ancorché vanti un interesse di fatto a che la competizione venga nuovamente bandita. A tale regola generale può derogarsi, per esigenze di ampliamento della tutela della concorrenza, solamente in tre tassative ipotesi e, cioè, quando: I) si contesti in radice l’indizione della gara; II) si contesti che una gara sia mancata, avendo l’amministrazione disposto l’affidamento in via diretta del contratto; III) si impugnino direttamente le clausole del bando assumendo che le stesse siano immediatamente escludenti. Non è ravvisabile una posizione differenziata nella proposizione, precedentemente alla gara, di una Proposta di finanza di progetto alla Stazione Appaltante, a maggior ragione se la stessa non è perfettamente sovrapponibile all'oggetto della gara.

Parimenti, deve considerarsi inammissibile il ricorso presentato da soggetti che non hanno partecipato alla gara, senza dedurre che le clausole del bando fossero escludenti. L’operatore economico partecipante ad una gara può infatti immediatamente invocare la illegittimità di talune clausole del bando o della lettera soltanto allorché le stesse si rivelino idonee ad arrecare una lesione diretta alla sua sfera giuridica a cagione dell’impossibilità di partecipare alla gara (clausole autoescludenti) oppure di formulare un’offerta seria e consapevole (clausole autoimpeditive). Fuori dalle predette ipotesi, il soggetto interessato a partecipare ad una gara non gode quindi di immediata protezione giurisdizionale, occorrendo invece che lo stesso prenda parte alla procedura e attenda gli esiti della stessa che, se sfavorevoli, potranno determinare la legittimazione ad impugnare anche le restanti regole di gara.

Infine, è improcedibile il ricorso proposto da chi non ha partecipato alla gara e ne ha impugnato gli atti, senza impugnare l'aggiudicazione, posto che è tale provvedimento a rendere definitiva la lesione dell’interesse azionato dal soggetto che ha impugnato gli atti antecedenti, quali ad esempio il Bando. In quanto l’eventuale annullamento dell’atto precedente ha soltanto effetto viziante, non caducante, su quello conclusivo della procedura. L’aggiudicazione, infatti, non si pone come atto meramente consequenziale rispetto a quelli che l’hanno preceduto nella sequela procedimentale, essendo rispetto ad essi formalmente autonomo, in quanto emesso all’esito di una nuova/diversa/ulteriore istruttoria e una nuova/diversa/ulteriore ponderazione degli interessi, anche di una pluralità di soggetti terzi rispetto al rapporto in origine controverso. Di conseguenza, sussistendo un’aggiudicazione non impugnata, sebbene nota alle ricorrenti, la eventuale caducazione delle clausole del Bando non sarebbe idonea ad attribuire alle stesse alcun effetto utile, in quanto ad essa sopravvive comunque l’aggiudicazione nel frattempo disposta. In caso contrario, infatti, il vero soggetto controinteressato (ossia l'aggiudicatario) si troverebbe a subire, senza potervi contraddire nel processo, la caducazione del provvedimento a lui favorevole, in violazione del diritto di difesa, da parte di soggetti che, peraltro, sono rimasti, per loro scelta, totalmente estranei alla procedura.

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Principio di diritto

E' da ritenersi pienamente conforme alla normativa vigente, né inficiata da difetto di istruttoria e/o di motivazione, la valutazione compiuta dalla stazione appaltante laddove ha rilevato che l'operatore non ha comprovato la sussistenza di segreti tecnici/commerciali ai sensi dell'art. 98 del Codice della proprietà industriale, in quanto le argomentazioni utilizzate appaiono ripetitive, generiche e stereotipate, richiamando elementi quali la manutenzione, l'inventario, la formazione, gli orari, il contact center, che sono ordinari e tipici di qualsiasi offerta tecnica, senza tuttavia dimostrare il vantaggio concreto e attuale che deriverebbe ai concorrenti dalla loro divulgazione e senza dimostrare che l'impresa abbia protetto realmente tali informazioni attraverso ad esempio policy interne o accessi limitati.

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Principio di diritto

Il sindacato del giudice amministrativo sulle valutazioni operate dalla stazione appaltante in ordine al giudizio di anomalia dell'offerta non può estendersi oltre l'apprezzamento della loro intrinseca logicità e ragionevolezza, nonché della congruità della relativa istruttoria, essendo preclusa all'organo giurisdizionale la possibilità di svolgere (autonomamente o a mezzo di consulenti tecnici) un'autonoma verifica circa la sussistenza, o meno, dell'anomalia, trattandosi di questione riservata all'esclusiva discrezionalità tecnica dell'amministrazione. Come correttamente sottolineato dalla stazione appaltante nel giudizio di congruità, la gestione organizzativa illustrata dalla ricorrente nei giustificativi sovrappone le attività del canone fisso con le altre attività da svolgere e tale scelta determina la condizione che le ore aggiuntive offerte come miglioria nell'offerta tecnica non risultano effettivamente disponibili, essendo le stesse utilizzate anche per l'effettuazione di altre attività comprese nell'appalto e la migliore offerta (ore lavorate in più rispetto a quelle previste per un’organizzazione standard) non rappresenta in tal modo un quantitativo in più di manodopera utilizzabile per i servizi a canone fisso.

Ne segue che la stazione appaltante non ha travalicato i limiti di logicità e ragionevolezza nell'escludere l'offerta, ritenendola anomala.

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Principio di diritto

Le giustificazioni preventive, originariamente previste dall'art. 87, d.lgs. n. 163 del 2006, non devono più essere richieste in sede di presentazione delle offerte, ma vengono in rilievo, solo in via eventuale, nella fase successiva di verifica dell'anomalia, se e in quanto l'offerta ne risulti sospetta, occorrendo quindi un segmento procedimentale successivo per la valutazione di congruità. È evidente come una "vera" e corretta valutazione di anomalia appartenga necessariamente a un segmento procedimentale successivo alla presentazione dell'offerta e debba partire dalle giustificazioni rese dall'impresa dopo la contestazione dei sospetti di anomalia dell'offerta presentata. Tale schema risulta anche espressamente adottato nella stessa gara de qua, che all'art. 21 del Disciplinare prevedeva, in caso di dubbi concreti di anomalia, una successiva fase di verifica tipizzata secondo l'art. 110 del d.lgs. n. 36/2023 e basata sugli specifici chiarimenti da darsi da parte dei concorrenti, nonostante le indicazioni già fornite in fase di offerta ai sensi dell'art. 16 del Disciplinare medesimo. In tale quadro l'unica funzione legittimamente attribuibile alla richiesta preventiva della lex di gara di elementi sulla composizione del prezzo risulta l'acquisizione di preliminari dati conoscitivi sulla sostenibilità delle offerte, posto che ove mai si fosse posto un dubbio di anomalia - mai, in realtà, concretizzatosi - a valle del processo di valutazione si sarebbe dovuto dare luogo al normale subprocedimento previsto dall'art. 110 del d.lgs. n. 36/2023.

Nel documento "composizione del Prezzo" inizialmente depositato con l'offerta, l'aggiudicataria aveva fornito le indicazioni obbligatorie sui costi della manodopera e sugli oneri aziendali per l'adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, oltre all'articolazione di costi e dettagli delle sottofasi utili "per consentire gli approfondimenti che la Commissione riterrà necessari dando contestuale evidenza dell'importo delle singole Attività/Fasi …" come richiesto dal Disciplinare all'art. 16. Risulta legittimo, allora, che le residue carenze registrate nel documento "composizione del Prezzo" siano state oggetto di una richiesta sussumibile sotto il comma 3 dell'art. 101 del d.lgs. n. 36/2023. Infatti, posta la non assimilabilità del documento sulla composizione del prezzo al distinto atto di espressione dell'offerta, risulta che i chiarimenti resi sull'allegato, funzionali a un'ipotetica verifica di anomalia, non hanno in concreto determinato modifiche nel prezzo offerto, sia in totale che per le singole fasi. È stato rispettato così il paradigma normativo del citato art. 101, comma 3 per cui alla tempestiva presentazione dei documenti dell'offerta può poi seguire -nell'invarianza dei prezzi - un successivo chiarimento sugli allegati, pervenendo, attraverso la fase di soccorso istruttorio, al completamento della documentazione complementare richiesta dal disciplinare. Risulta invero così rispettato, a ben vedere, anche il paradigma della lex di gara che, pur imponendo all'art. 16 del Disciplinare la presentazione di un allegato funzionale alla "valutazione delle anomalie delle offerte, giusta art. 110 del Codice, ovvero per consentire gli approfondimenti che la Commissione riterrà necessari dando contestuale evidenza dell’importo delle singole Attività/Fasi…" non precludeva alla SA il soccorso istruttorio con la richiesta di chiarimenti ex art. 101, comma 3; si è pervenuti così, a partire da un documento già ampiamente rispondente alle prescrizioni di gara, alla completezza formale degli atti prima della valutazione delle offerte, fase nella quale - si ribadisce - l'integrazione de quo era strutturalmente inutile, in quanto funzionale all'eventuale verifica di anomalia (in cui poi sarebbe stata sostanzialmente inutilizzabile).

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Principio di diritto

Ai sensi dell'art. 120, comma 2, c.p.a., il termine di 30 giorni per l'impugnazione di un provvedimento di aggiudicazione decorre dal momento in cui gli atti di gara sono resi disponibili ai concorrenti, in conformità all'art. 36, commi 1 e 2, del Codice dei contratti pubblici. La mancata contestuale messa a disposizione della documentazione impone l'inizio del decorso del termine dal momento effettivo in cui tale accesso è assicurato. Infatti l'art. 36 del Codice dei contratti pubblici obbliga la stazione appaltante a rendere disponibili, a tutti i candidati e offerenti, non definitivamente esclusi, l'offerta dell'operatore economico risultato aggiudicatario, unitamente ai verbali di gara, agli atti, ai dati e alle informazioni presupposte all'aggiudicazione, mediante la piattaforma di approvvigionamento digitale utilizzata. Nel caso di specie, la stazione appaltante non aveva reso tempestivamente disponibile all'attuale ricorrente tutta la documentazione di gara, avendo provveduto in tal senso soltanto in esito all'istanza di accesso, pubblicando tutta la documentazione di gara, con specifico rifermento a quella comprovante il possesso dei requisiti tecnici, il 13 gennaio 2026. Soltanto da tale data ha iniziato a decorrere il termine di 30 giorni per l'impugnazione degli atti di gara, per cui il ricorso, notificato il 9 febbraio 2026, deve essere ritenuto tempestivo, essendo stato proposto prima della scadenza del 12 febbraio 2026.

L'art. 100, comma 11, del d.lgs. n. 36/2023, che disciplina in via transitoria i requisiti di capacità economica e finanziaria e tecnico‑professionale, non contiene alcuna prescrizione secondo cui i servizi svolti nel triennio (o nel diverso periodo) di riferimento debbano risultare, a pena di mancanza del requisito, espressamente attestati come eseguiti "con buon esito" o "a regola d'arte". Quando la lex specialis richiede, ai fini della comprova, certificati riportanti oggetto, importo e periodo di esecuzione (ovvero contratti e fatture quietanzate), non si può introdurre surrettiziamente, in via interpretativa, un ulteriore requisito non previsto né dalla norma né dalla legge di gara, né si può trasformare l'assenza di una formula attestante la "regolare esecuzione" in una causa automatica di esclusione. Eventuali inadempimenti o penali rilevano, invece, nella distinta sfera dell'illecito professionale ex artt. 95 e 98 del d.lgs. n. 36/2023, quale causa di esclusione non automatica, da valutare in contraddittorio con l'operatore.

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Principio di diritto

Qualora la lex specialis richieda il pregresso svolgimento di “almeno due appalti” relativi a lavori riconducibili a più categorie, tale prescrizione, in assenza di un’espressa e inequivoca previsione, non può essere interpretata nel senso di imporre due distinti contratti, uno per ciascuna categoria. Il requisito può essere comprovato anche mediante un unico contratto avente ad oggetto entrambe le categorie, purché siano raggiunti, per ciascuna di esse, gli importi minimi richiesti, dovendosi privilegiare, in caso di ambiguità, un’interpretazione sostanzialistica e conforme ai principi del risultato, del favor partecipationis e della tassatività delle cause di esclusione.

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